Ufficiale romano che gettò le armi in pieno banchetto imperiale a Tangeri, tra i primi obiettori di coscienza cristiani.
Il 21 luglio 298, durante le feste per il genetliaco di Massimiano, il centurione Marcello si alzò in mezzo alla legione di Tingi, si strappò il cingolo, gettò il bastone di vite e dichiarò che non avrebbe servito più altri che Cristo, re eterno. I suoi atti, trascritti da un verbale giudiziario, sono tra i documenti più sicuri dell'agiografia antica. Il governatore Aurelio Agricolano lo fece decapitare il 30 ottobre. Il cancelliere Cassiano, che rifiutò di registrare la sentenza, fu giustiziato a sua volta e venerato con lui.