Governò l’Oriente per lettere e per legati, senza mai mettervi piede.
Campano, diacono della Chiesa romana dove è menzionato già nel 416, fu eletto papa nel 422 e regnò dieci anni senza opposizione. Gli si deve una lettera ai vescovi della Gallia, nel 428, che merita d'essere citata: avevano adottato una veste clericale distintiva, ed egli scrisse loro che ci si deve distinguere dal popolo «per il nostro sapere, non per i nostri abiti; per la nostra condotta, non per la nostra tenuta». Appoggiò la missione di Germano d'Auxerre in Britannia contro il pelagianesimo e soprattutto, nel 431, ordinò vescovo un certo Palladio e lo mandò «agli Scoti che credono in Cristo» — primo vescovo d'Irlanda, che la tradizione posteriore ha confuso con Patrizio. L'anno precedente, nel 430, aveva fatto condannare Nestorio da un sinodo romano e incaricato Cirillo d'Alessandria di notificargli la sentenza, avendo Nestorio dieci giorni per ritrattare per iscritto, e inviò tre legati al concilio di Efeso con una consegna netta: non discutere, giudicare. Contro i novaziani di Roma, che negavano la penitenza ai battezzati ricaduti nel peccato, tolse loro le chiese; e ai vescovi delle province di Vienne e Narbona scrisse che non la si può mai negare a un morente che la chieda sinceramente. Morì il 27 luglio 432 e fu sepolto nel cimitero di Priscilla.
Papa in tiara con la croce pontificia; talvolta una colomba, un drago abbattuto e una fiamma.