Contadino, giudice e padre di dieci figli, andò a vivere in fondo a un burrone — e la Confederazione vi salì a consultarlo.
Fu dapprima tutto ciò che un uomo può essere in una valle dell'Obvaldo: contadino agiato, ufficiale nella guerra di Zurigo, marito di Dorothea Wyss, padre di dieci figli, consigliere del cantone, giudice del suo comune per nove anni. Come giudice detestava le procedure e spingeva agli accordi; si racconta che una visione di fiamme uscite dalla bocca di un giudice iniquo gli fece lasciare la carica. Nell'ottobre 1467, col consenso della moglie, lasciò anche la casa: l'ultimo figlio aveva meno di un anno, il maggiore venti. Partì verso il Reno, tornò indietro e si stabilì nel burrone del Ranft, a pochi minuti da casa sua, dove fece officiare una cappella da un prete che pagava, per udire messa ogni giorno. Lo si consultò da lontano: l'arciduca Sigismondo gli mandò un calice dorato, Milano i suoi emissari, Berna e Soletta le loro lettere di ringraziamento. Nel dicembre 1481 la Confederazione stava per spezzarsi alla Dieta di Stans; nella notte del 21 il parroco di Stans salì da lui e ridiscese con un consiglio di cui nessuno ha mai saputo il contenuto. I delegati si riunirono di nuovo e si accordarono in due ore: il patto fu rinnovato, e Friburgo e Soletta ammesse nella Confederazione. Morì il 21 marzo 1487, dopo un'agonia difficile. Pio XII lo canonizzò nel 1947; è il patrono della Svizzera.
Vecchio magro e barbuto in abito d’eremita, bastone in mano e cordone di preghiera a cinquanta grani — il Bätti della devozione alpina, e non il rosario domenicano che il secolo vedeva allora diffondersi. Talvolta il panno di meditazione di Sachseln, con la ruota a sei raggi.