Inviato a evangelizzare la Cina, trattenuto tre anni alla frontiera, restò vescovo di Siberia.
Ivan Kul'čickij, nato verso il 1682 in una famiglia nobile d'Ucraina, monaco e poi professore all'accademia di Mosca, fu designato da Pietro il Grande a guidare la missione ortodossa di Pechino. Consacrato vescovo nel 1721, partì e attese a Selenginsk, presso la frontiera, dove le autorità cinesi gli rifiutarono l'ingresso: Pietroburgo lo aveva annunciato come «gran signore spirituale», formula che Pechino lesse come pretesa politica. Tre anni d'attesa, senza stipendio né istruzioni. Nel 1727 il Santo Sinodo lo nominò vescovo di Irkutsk anziché richiamarlo. Vi organizzò una diocesi immensa e povera, fondò scuole dove s'insegnavano il mongolo e il cinese, e morì nel 1731, sfinito. Canonizzato dalla Chiesa ortodossa russa nel 1804, è il primo santo siberiano canonizzato.
Vescovo ortodosso in klobuk e omoforio, il Vangelo in mano; talvolta una chiesa di legno innevata alle spalle.