Ufficiale romano stritolato sotto una macina, la cui tomba diede una delle più antiche abbazie d’Occidente.
Ufficiale della guarnigione romana di Marsiglia, rifiutò verso il 290, sotto Massimiano, di sacrificare agli dèi. La passione che di lui si legge — tarda, e va detto — narra che visitò di notte i cristiani incarcerati, che rovesciò con un calcio l'altare dove gli si intimava di offrire incenso, e che tre delle sue guardie, Alessandro, Feliciano e Longino, si convertirono vedendolo resistere e furono decapitate prima di lui. Lui fu posto sotto una macina da mulino; la pietra si spezzò, dice il racconto, e fu finito di spada. La tradizione lo fa venire dall'Egitto e lo collega alla legione tebana, cosa che nulla accerta. Certa è l'ampiezza del culto: verso il 415 Giovanni Cassiano fondò sulla sua tomba l'abbazia di Saint-Victor, uno dei più antichi monasteri d'Occidente, la cui cripta esiste tuttora e dove si portano ancora i ceri verdi alla Candelora.
Soldato in armatura con palma, una macina spezzata ai piedi; talvolta calpestando un idolo rovesciato.