Giovane gallo che rifiutò di salutare un idolo portato in processione, fu decapitato tra gli incoraggiamenti della madre.
La sua passione, redatta più tardi ma legata a un culto antichissimo, lo fa nascere in una famiglia nobile di Augustodunum — Autun — nel II secolo. In un giorno di festa la statua di Cibele era portata in processione per la città; egli rimase in piedi e rifiutò di inchinarsi. Arrestato, rispose al giudice Eraclio che non conosceva quegli dèi e che non li avrebbe adorati, e il magistrato lo condannò a morte. La scena rimasta celebre è quella della madre che, dall'alto delle mura, lo vide passare condotto al supplizio e gli gridò di non temere una morte che conduce alla vita. Fu decapitato fuori le mura. Gregorio di Tours attesta il suo culto nel VI secolo, e l'abbazia di Saint-Symphorien di Autun divenne uno dei santuari maggiori della Borgogna cristiana. Figura nel martirologio romano e la sua festa cade il 22 agosto.
Raffigurato come giovane con la palma del martirio, talvolta inginocchiato ai piedi delle mura da cui la madre lo incoraggia.